Vittorio Volterra

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2006

NAOH

Cosa unisce due artisti così diversi tra loro? Quale filo sottile li accomuna al di là delle loro modalità espressive? Certamente il criptico titolo della mostra, che risponde alla formula chimica della soda caustica, dato che la causticità, intesa in senso metaforico, caratterizza entrambi, seppure con toni e modi dissimili: più corrosivi, sferzanti e mordaci in Giovanni Gaggia, che mette a stridente confronto la banalità del male e dell’inferno quotidiano con l’apparente inerzia, apatia ed incuria del mondo, sovrapponendo disegni e pittura su immagini fotografiche; più sottili, pungenti e salaci in Francesco Diotallevi, che rivede l’inferno dantesco con stile fumettistico per lo più su uno sfondo rosso fuoco” trompe oeil”, ma che ne prende le distanze con ironia e sarcasmo.
In entrambi il desiderio di esprimersi e di fare riflettere al di là delle apparenze. Nel primo, le rovine dell’ambiente, le mostruosità dei comportamenti, le atrocità delle sofferenze e delle ingiustizie appaiono il correlato oggettivo delle cicatrici morali e degenerative degli uomini; nel secondo, le figure stilizzate, asciutte e taglienti disegnano episodi e racconti di piccola-grande drammaticità, con una vena comica irridente. Giovanni fissa nel contrasto l’alienazione di un presente atroce e la nostalgia per un passato irrecuperabile. L’incongruità solo apparente tra il dolore dei fatti, lo sporco del mondo, le immagini shoccanti e gli sfondi tranquilli, indifferenti ed inerti, senza esplicitazioni ed emozioni, esprime la miseria morale, l’atmosfera cupa, oppressiva e melancolica del nostro tempo dalla quale sembra potersi prendere distanza solo con uno sguardo sarcastico e la consapevolezza dell’ineluttabilità degli avvenimenti. Per Francesco, invece, la paura, la circospezione e la grinta dei personaggi luciferini, dei visitatori degli inferi e dei dannati della terra sono temperati da sguardi persi nel nulla e da un’ atmosfera disincantata che rompe e prende in giro la solennità del poema dantesco.

Due artisti capaci di fondere, con Giovanni, il realismo della rappresentazione con indifferenza delle riverberazioni e, con Francesco, i segreti e gli anfratti dei personaggi con una narrazione stilizzata e accattivante, ma carica di un forte connotato critico. La triste storia del cinismo del tempo, del malessere esistenziale, della desolazione sociale, della divina commedia di tutti i giorni, visitata con stili differenti, pungenti, mordaci e soprattutto caustici, suscettibile di inesauribili interpretazioni, anche se d’inequivocabili messaggi.