Duccio Dogheria

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2007

SCARABOCCHI / SCRIBBLES
LAURINA PAPERINA VS FRANCESCO DIOTALLEVI

Scarabocchio, dal greco skàrabos, scarafaggio, una parola di per sé mostruosa, evocativa di un certo disgusto con cui molti osservano l’arte contemporanea. Di scarabocchi parla già Pietro da Cortona nel suo Trattato della pittura e scultura (ed. 1652, p. 245), a proposito di un certo Giovannino da Capagnano, che, nel dipingere delle logge, fece “una gran moltitudine di scarabocchi, invece d’uccelli, tirando due pennellate, una per lungo e l’altra per traverso, e tutti riuscirono cose di riso”. Oltre alla mostruosità e al riso lo scarabocchio ha una terza caratteristica: l’epifania dell’inconscio. In psicologia, lo scarabocchio è difatti il medium attraverso il quale emerge la personalità e il carattere di un bambino. Una mostra, dunque, per spiriti grotteschi, divertenti e latenti, ovvero, latitanti alle convenzioni. Scarabocchi, perché il faut être absolument moderne (Rimbaud), per sfregiare la serietà dell’Immacolata Concezione Artistica col sorriso caustico e immaginifico dell’improvvisazione grafica, del paradosso espressivo, della deformazione iperbolica. In uno dei templi della cultura trentina, due noti scarabocchiatori, Laurina Paperina e Francesco Diotallevi, si sfideranno a duello con ineffabile ironia.

Francesco Diotallevi (Senigallia, 1971), ha iniziato a scarabocchiare all’Istituto Statale d’Arte di Urbino, nella sezione di disegno animato. Ha continuato poi, con insana costanza, all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove si è diplomato nel 1995 col pittore-burattinaio Concetto Pozzati. Da allora, a suon di personali e collettive, i suoi scarabocchi gustosamente narrativi, talvolta accumulati in micro-storie da seguire frame dopo framecon i pop-corn in mano, si sono moltiplicati in maniera virulenta e infettiva, intaccando italici capolavori letterari, come l’Inferno dantesco (rivisitato in versione pop-sulferina) e perfino episodi biblici, come nella serie dedicata a Noè, nella quale il Salvatore della biodiversità si è grottescamente deformato in un signor Noè qualunque, sguardo nervoso e piede incollato all’acceleratore, anche se alla fine la Giustizia Divina farà ugualmente il suo corso…
Francesco, caustico demiurgo dell’insanità contemporanea, scarabocchia nelle sue opere i deliri della più malata attualità, il mondo degli unabomber, del buon padre di famiglia con l’arsenale in cassaforte, delle mattanze nelle scuole americane, del sembrava una brava persona…. Cattivi pensieri (titolo tra l’altro di due opere esposte) che per essere esorcizzati devono prendere il sopravvento, declinandosi in forme basilari, sintetiche, quasi scarabocchiate da un bambino che è spettatore atterrito e impotente di un’umanità deviata. Non a caso, a presentare le mostre di Francesco, tra un critico d’arte e un direttore di museo, ecco spuntare di tanto in tanto figure come Vittorio Volterra, ordinario di psichiatria.
Scarabocchi ironicamente dettati dall’es, che invitano gli animi pavidi a scaldare i rosari, sperando che non ci siano crepe nelle vetrinette.